Il disco solare e la falce lunare

Dal mondo semitico a quello etrusco, da Cipro e l’Egeo fino alle tombe di bambini di Pitecusa…scoprite la storia dei talismani ad anello con scaraboidi in cui la luna e il sole si uniscono

Sono formati da un supporto metallico curvilineo che sostiene un castone generalmente girevole. Si distinguono due varianti: a falce o crescente lunare e ad anello ellittico. Nella prima variante la parte mediana è ingrossata e le parti terminali si assottigliano. La seconda variante può essere caratterizzata dall’inserzione sulla sommità dell’anello ellittico di una spiralina longitudinale. Il castone è costituito da un supporto a piattello o funda oppure un perno girevole in cui è inserita longitudinalmente una gemma, uno scarabeo, uno scaraboide di ambra o un vago di quarzite.

Due statuine fittili da Cizio a Cipro mostrano come venivano indossati: come pendenti di collane o agganciati a stole a tracolla.

Un recente studio su questo tipo di ornamenti è stato realizzato da Ettore Giovannelli che in linea con gli studiosi Fulvio De Salvia e Massimo Botto ricorda che le origini siano da ricercare in area microasiatica nel secondo millennio a.C. In seguito sarebbero giunti in ambiente egeo e greco in luoghi in cui vi era un contatto con le popolazioni levantine. Tra questi vi è lo scalo di Al Mina in Siria, le isole dell’Egeo e Cipro.

Questi pendenti sono documentati diffusamente in contesti del Mediterraneo specialmente in Grecia e sulle isole dell’Egeo. Sono stati rinvenuti presso i santuari greci di Artemis Orthia a Sparta e Hera Limenia a Perachora. In Italia ricorrono in tombe di necropoli etrusche ed italiche tutti databili a partire dall’Orientalizzante antico (720-700 a.C.). Secondo l’analisi di Giovannelli, la prima variante a falce è meno attestata (13 casi, per lo più in Campania) rispetto alla variante con anello (35 casi fra Etruria, Lazio e Campania).  Una concentrazione significativa proviene dalla necropoli di Lacco Ameno di Pitecusa, l’odierna Ischia, dove i pendenti con gli scarabei vengono rinvenuti soltanto in tombe di bambini e adolescenti databili tra terzo e ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. come a Pontecagnano e Striano. Sull’isola è attestata una fiorente attività artigianale per cui è ipotizzabile che fossero di produzione locale. Lo stesso può dirsi per i tre esemplari esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, provenienti dalla tomba 211 della Necropoli SO di Calatia (Maddaloni) databili all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.. Questi recano al posto degli scarabei egizi, scaraboidi in ambra.

Secondo gli studiosi già citati sono talismani in cui si fondono due amuleti cioè la falce lunare e lo scarabeo entrambi con proprietà taumaturgiche. Lo scarabeo è un’ipostasi del sole così come lo scaraboide in ambra che con il suo colore rimanda a quello del sole. La falce lunare rimanda al mondo delle donne fin dai tempi più antichi. Dunque si uniscono due amuleti che tutelano le proprietà generatrici e la fertilità della donna.

Bibliografia

BOTTO 1997. I pendenti discoidali. Considerazioni su una tipologia di monili di origine orientale presente nel Latium vetus in E. Acquaro (a cura di), Alle soglie della classicità. Studi in onore di Sabatino Moscati, Pisa, pp. 559-568.

BOTTO 1995 Studi iconografici sulla gioielleria del Latium vetus di ispirazione orientale, in AION ArchStAnt (N.S.), pp. 1-7.

E DE SALVIA 1978 Un ruolo apotropaico dello scarabeo egizio nel contesto culturale greco-arcaico di Pithekoussai, in E. de Boer (a cura di), Hommages à M.J. Vermaseren, Leiden, pp. 1003-1061.

GIOVANELLI 2012 Le prime testimonianze di glittica etrusca: scaraboidi e sigilli tra VIII e VII a.C., in PPE. Atti X, pp. 783-796.

GIOVANELLI 2015 Scarabei e scaraboidi in Etruria, Agro Falisco e Lazio arcaico dall’VIII al V sec. a.C., Trento.

GIOVANELLI 2016 Iflussi orientali nella gioielleria tra VIII e VII sec. a.C. in Etruria. I pendenti ad anello ellittico con castone mobile, in “Ornarsi per comunicare con gli uomini e con gli Dei Gli oggetti di ornamento come status symbol, amuleti, richiesta di protezione, Preistoria e protostoria in Etruria”. XII incontro di studi.