Maschere

Nel teatro romano la maschera è un accessorio spettacolare che aveva lo scopo di definire un personaggio attraverso una sua espressione convenzionale caratterizzata da tratti accentuati attribuiti ad un singolo carattere. Il pubblico riconosceva a distanza il personaggio grazie a particolari come tratti somatici, espressione, parrucche, ornamenti e colore. Le maschere fungevano anche da cassa di risonanza della voce grazie al foro della bocca e al rivestimento in metallo su materiale deperibile. Erano realizzate infatti in tessuto, legno, cuoio, stucco e gesso mentre i tratti dell’espressione erano resi con colore. “Questa sera […] sono state trovate 15 maschere” così riferisce il diario di scavo di Pompei ed era il 4 gennaio del 1749 (PAH, I, 1, pp. 7, 134). Purtroppo non è stato riportato il sito di rinvenimento, ma un’ipotesi è che fosse nei pressi di Porta Ercolano. Gli esemplari sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sono tutte in gesso e conservano tracce di colore rosso per occhi e sopracciglia. Inoltre sono riconoscibili su due maschere due iscrizioni “BVCO” e “AIAO”, il primo è Bucco un personaggio dell’atellana, il secondo non è stato precisamente identificato. Questi eccezionali esemplari sono stati interpretati come matrici usate dagli artigiani pompeiani per creare le vere e proprie maschere da usare fatte di materiale deperibile.

La documentazione archeologica su questo tema, fatta eccezione di queste rinvenimenti, è fatta di riproduzioni su affreschi, mosaici, rilievi e oscilla cioè piccole teste in pietra, terracotta o pasta vitrea appese come dono votivo in occasione di feste e celebrazioni. A Pompei erano riprodotte maschere sia tragiche che comiche anche su antefisse e sime. Sono prodotti di un artigianato locale di discreto livello che si ispira a prototipi di età ellenistica ma che si sviluppa secondo una tradizione propria. Esistono molte fonti scritte latine da cui emerge che l’introduzione delle maschere sia avvenuta dalla prima metà del I sec. a.C.. Invece per l’identificazione delle maschere riprodotte e il personaggio/ruolo a cui si riferiscono, una fonte importante è l’Onomasticon di Giulio Polluce (II sec.d.C.).

Bibliografia

M.R. Borriello, Il teatro romano l’attore, la maschera, in Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico, Napoli 2010, pp. 33-36.

L. Bernabò Brea, Maschere della commedia nuova di Lipari e di Centuripe, 1971-74.