La Tomba François: Arnza

L’Enigma di Arnza: Il Pendente tra Mitologia e Futuro 🌙✨

Non un semplice gioiello, ma un frammento di eternità da indossare. 🏛️💎

Realizzato in lamina d’argento tagliata e incisa al laser sulla base del disegno originale della Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia, questo pendente nasce dal celebre affresco etrusco della Tomba François di Vulci (IV sec. a.C.) 📜.

L’intuizione artistica isola lo sguardo di Arnza e il suo misterioso gesto quotidiano, racchiudendoli in un’elegante goccia a mezzaluna dal design contemporaneo 🌙. Al centro svetta il piccolo uccello rituale 🕊️, impreziosito da un tocco vibrante di smalto color violetto 💜 che riporta al centro un dettaglio dipinto oltre 2.000 anni fa.

Perché amarlo:

  • 📐 Tecnologia & Arte: Precisione laser su lamina d’argento d’alta qualità basata su disegno originale.

  • 💜 Dettaglio Iconico: Smalto violetto artigianale per un punto luce unico ed elegante.

  • 🏺 Unico e Narrativo: Un pezzo d’archeologia concettuale da portare sempre sul cuore.

Un dettaglio dipinto due millenni fa, oggi trasformato in un pendente d’avanguardia. Sfida l’eternità. ⏳✨

82,00 €

Scegli il colore della collana in argento italiano 925 che preferisci

La lamina d'argento lavorata è di 1 mm di spessore e si può scegliere se rodiarla ossia lasciarla nel colore dell'argento con il bagno di rodio che la rende più brillante e la protegge dall'ossidazione, oppure farla placcare in oro giallo per ottenere il colore dell'oro giallo. La catenina abbinata è sempre in argento italiano 925 ma nel colore del bagno galvanico che hai scelto.

Totale ordine:

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Scheda Archeologica

Rinvenuta nel 1857 a Vulci e datata al 340-320 a.C., la Tomba François è un capolavoro della pittura etrusca ellenistica. Il suo ciclo affrescato — staccato nell’Ottocento e recentemente acquisito dal Ministero della Cultura per il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma — unisce miti ellenici, saga storica autoctona e complesse pratiche rituali ordite dalle élite aristocratiche vulcenti.

La Scena di Arnza e l’Uccello del Rituale

Nella celebre scena in cui il magistrato Vel Saties osserva gli auspicia avvolto nella toga picta, compare la figura del servitore Arnza, il quale trattiene con un filo un piccolo uccello (identificato dagli ornitologi come una nocciolaia o un picchio), pronto a liberarlo per interpretarne il volo divinatorio.

Ipotesi Esegetiche sull’Identità

L’incongruenza figurativa di Arnza — ritratto con un corpo compatto e una testa sviluppata — ha diviso la critica archeologica:

 L’ipotesi del nano da compagnia  interpreta Arnza come un inserviente affetto da achondroplasia, figura atipica ma presente nelle corti d’élite con ruoli domestici o sacrali.

 L’ipotesi del giovane paggio/schiavo: Altri specialisti, basandosi sulle proporzioni dei tratti somatici e sull’etimologia, lo ritengono un servitore fanciullo o uno schiavo domestico.

Conclusione e Tesi Prevalente

La tesi ad oggi più accreditata in ambito linguistico e archeologico,  individua in Arnza un fanciullo o giovane servo di origine aristocratico-familiare. La prova determinante è nell’onomastica etrusca: il suffisso -za in Arnza costituisce un ipocoristico diminutivo del prenome Arnth (letteralmente “piccolo Arunte” o “fanciullo Arunte”). La testa apparentemente disproporzionata non indica acondroplasia, bensì la tipica resa convenzionale della pittura etrusco-italica, che adattava le proporzioni corporee dei bambini a quelle degli adulti modificandone solo la scala.

Materiali e Tecnica

                                            Il gioiello è in argento italiano 925

rodiato o placcato d’oro giallo

                                                                                  Disegno realizzato a mano  sulla base di immagini edite dell’affresco. La lamina d’argento usata per la lavorazione ha uno spessore di 1 mm ed è di argento italiano 925. Il disegno rielaborato al computer è stato inciso tramite laser sulla lamina tagliata sempre tramite laser. Inoltre è stata “scavata” al laser lo sfondo che è stato poi smaltato a mano, dopo la rodiatura placcatura d’oro giallo. Per l’intero processo di lavorazione hanno lavorato sei persone, il designer, il martellatore, il laserista, l’indoratore e la smaltatrice. Dopodiché il pendente è stato montato tramite foro e contromaglia ad una catenina veneziana in argento sempre di produzione italiana.

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