Siamo nell’oecus triclinare della Villa Imperiale di Pompei (metà del I sec.d.C.) sul registro superiore della parete Sud-Est c’è un affresco in terzo stile pittorico con figure di poeti e poetesse.
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La scena rappresentata nella pinax bivalve è stata studiata ed interpretata nell’ampia monografia del prof. Umberto Pappalardo e del dott. Mario Grimaldi, dedicata interamente alla Villa Imperiale di Pompeii, edita nel 2018.
All’interno del grande oecus triclinare (ossia camera con funzione sia di aula di ricevimento che di salone per banchetti solenni) gli affreschi in terzo stile hanno una canonica ripartizione in tre registri pittorici principali.
Il registro superiore è occupato, su ogni parete, da due pinakes bivalve, con figure di poeti e poetesse, con schemi iconografici di ispirazione tardo-classica ed eellenistica. In una delle pinakes sulla parete est compare Omero con una figurina giovane alle sue spalle e altri due poeti di cicli epici. La rappresentazione delle figure di intellettuali nell’arte greca e romana, a partire dal periodo classico e fino al tardoantico, segue degli schemi abbastanza fissi; poeti, filosofi e oratori spesso presentano una posizione seduta su cathedra (sedia tipica del pedagogo o di chi è intento ad
insegnare e trasmettere il proprio sapere) o su trono, Himation bianco che avvolge interamente il corpo. Spesso si intravede la figura nell’atto di scoprire una sola mano con rotolo di papiro o tabula albata, mentre l’altro braccio è completamente nascosto al di sotto del mantello. È un’immagine che vuole conferire non solo austerità e staticità alla figura del poeta, ma è segno di integrità morale, pacatezza e sophrosyne, virtù tra le più elevate dello spirito, che il poeta poteva trasmettere al suo uditorio attraverso la declamazione delle proprie opere.
Nel frammento Marmoreo utilizzato come confronto, proveniente dalla collezione del Museo Statale di Berlino, si evidenzia la somiglianza soprattutto nella resa delle guance infossate, segno che caratterizzerà i tratti somatici di Omero.in tutta la produzione scultorea dal periodo ellenistico a quello romano Imperiale. Il poeta è seduto intento a mostrare un rotolo di papiro (nell’affresco della Villa Imperiale è chiuso, nel Bassorilievo in marmo è aperto). La differenza nella scelta di alcuni attributi dipende da due filoni artistici che si svilupparono nel periodo ellenistico; alcuni artisti prediligevano la caricatura dei tratti fisici e utilizzavano la corona di alloro per il capo e la seduta su cathedra; altri, invece, rappresentavano Omero come una divinità, seduto su altari o su troni, con intorno al capo una benda sacra, attributo che nel periodo romano identificherà la figura del poeta vate. Restano invariati i dettagli di capigliatura e barba lunghe, himation bianco, posa di ¾ e la presenza del rotolo di papiri.
Bibliografia:
Pappalardo Umberto, Die Villa Imperiale in PompeJi, in Antike Welt, Zeitschrift für Archäeologie und Kulturgeschichte n.16, 1985.
Pappalardo Umberto, Grimaldi Mario, Pompei. La villa imperiale, vol. IV., Valtrend editore, novembre 2018.
Dopico, Juan, "Ek tou Homerou ad Homerum: A Survey of the Roman Imperial Iconography of
Homer", Whashington University, 2015.
Bibliografia Omerica:
Marini Nicoletta, Pallidi Fantasmi. Apparizioni di sogni in Omero e in Erodoto, Milano 2004.
Razzetti Francesca, La preghiera di Odisseo a Nausicaa, Odissea VI 148-197, in Moedia Classica,
https://mediaclassica.loescher.it/news/la-preghiera-di-odisseo-a-nausicaa-omero-em-odissea-emvi-
148-197-2330.
Omero, Odissea, trad. Rosa Calzecchi Onesti, Torino 2003.
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