Nell’antica Roma, il gesto di pizzicare il lobo dell’orecchio non era casuale, ma affondava le radici in precise credenze mediche e letterarie:
La Sede della Memoria: Secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia), il lobo dell’orecchio era considerato il luogo fisico dove risiedeva la memoria. Essendo una parte estremamente sensibile, toccarla serviva a “scuotere” l’attenzione e fissare un ricordo.
Riferimenti Letterari: Anche Virgilio nelle Ecloghe descrive il dio Apollo che gli pizzica l’orecchio per ammonirlo e richiamarlo ai suoi doveri di poeta.
Il Nodo del Ricordo: Spesso, sopra la mano incisa, appare un oggetto nodoso (un fazzoletto o una ghirlanda con un nodo), antenato del nostro moderno “nodo al fazzoletto”, utilizzato per non dimenticare un impegno o una persona cara.
Questi oggetti, prodotti principalmente tra il I e il V secolo d.C. (con un picco nel periodo tardoantico, III-IV sec.), presentano tratti distintivi comuni:
Venivano realizzati prevalentemente in onice o sardonica, si tratta di pietre stratificate che permettevano agli incisori di sfruttare i contrasti cromatici: il bianco della mano risaltava magnificamente sullo sfondo scuro (marrone o nero) della pietra. Esistono varianti in diaspro rosso o vetro.
Si presentano sia come cammei (rilievo) che come intagli (incisione incavata), spesso incastonati in anelli d’oro o d’argento con castone rialzato. Le iscrizioni sono quasi sempre in greco, che all’epoca era la lingua della cultura, dei sentimenti raffinati e dell’amore in tutto l’Impero Romano.
Le gemme non erano sigilli ufficiali, ma pegni d’amore o doni di amicizia scambiati prima di una separazione. Le scritte più comuni includono:
Iscrizione (Greco) | Traslitterazione | Significato |
ΜΝΗΜΟΝΕΥΕ | Mnēmoneue | Ricorda / Ricordati |
ΜΝΗΜΟΝΕΥΕ ΜΟΥ | Mnēmoneue mou | Ricordati di me |
ΕΥΤΥΧΙ | Eutychi | Sii felice / Buona fortuna |
ME SPOUDAIOS | Me spoudaios | Non andare di fretta (indugia con me) |
Esemplari Celebri nei Musei
Il motivo della mano che tocca l’orecchio è diffuso nelle principali collezioni mondiali:
British Museum (Londra): Conserva diversi esemplari, tra cui uno in onice del III secolo (inv. 1814,0704.1630) con la scritta “Ricorda”.
J. Paul Getty Museum (Los Angeles): Possiede un cammeo in agata del III secolo e un celebre esemplare tardoantico (V sec. d.C.) in sardonica.
Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN): Ospita varianti provenienti da Ercolano e Pompei (Collezione Farnese), a dimostrazione della popolarità del soggetto già nel I secolo d.C.
Michael C. Carlos Museum (Atlanta): Conserva un anello d’argento con diaspro rosso che invita a “non avere fretta”.
Cabinet des Médailles (Parigi): Noto per varianti più romantiche, come “Ricordati di me che ti amo”.
Funzione Sociale
Queste gemme rappresentavano piccoli strumenti di comunicazione sociale. Venivano regalate per garantire che il legame tra due persone rimanesse vivo nonostante la distanza. Studiosi moderni come Martin Henig e Marianne Kleibrink le classificano come oggetti mnemotecnici e sentimentali, simboli di un legame indissolubile affidato alla pietra.









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