Il gioiello è un’inedita miniatura della celebre pagnotta romana a otto spicchi (panis quadratus), rinvenuta a Ercolano nella metà del XVIII secolo all’interno della lussuosa Casa dei Cervi e oggi uno dei reperti più celebri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN, Inv. 84488).
Il Processo Archeologico e Vulcanologico di Carbonizzazione
L’Impatto del Calore: Gli reperti alimentari di Ercolano mostrano una contrazione volumetrica e morfologica dovuta all’improvvisa perdita d’acqua e all’impatto termico delle correnti piroclastiche (pyroclastic surges), con temperature stimate intorno ai 400 °C.
La Protezione del Forno: La conservazione eccezionale di questa pagnotta è stata resa possibile dalla struttura in muratura del forno in cui si trovava al momento dell’eruzione del 79 d.C. Le spesse pareti del forno hanno parzialmente schermato il pane dalla forza distruttiva diretta dei flussi cineritici che hanno sigillato la città.
La Morfologia del Panis Quadratus: I solchi radiali che dividono la pagnotta in otto sezioni venivano incisi sul panetto di pasta prima della cottura con uno stilo o una stecca di legno per favorire la porzionatura e la condivisione a tavola. Lo spago o la fascia tessile annodata attorno alla circonferenza mediana serviva sia a mantenere la forma durante la lievitazione e la cottura, sia a facilitarne il trasporto a fasci da parte dei venditori (pistoris).
L’Epigrafia e il Sigillo del Panettiere Come documentato dalle fonti letterarie storiche, tra cui Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, XII, 33, 26 / XVIII, 105), l’uso di timbrare il pane prima dell’infornata era una pratica diffusa nel mondo romano per ragioni fiscali, commerciali e di garanzia della qualità. Sulla superficie della pagnotta di Ercolano è chiaramente impresso un sigillo epigrafico con testo inciso a rilievo (catalogato nel Corpus Inscriptionum Latinarum, CIL X 8058, 18):
«CELERIS . Q . GRANI / VERI . SER»
(Celeris, Quintii Granii Veri Servus)
ovvero: «[Pane realizzato da] Celere, schiavo di Quinto Granio Vero»
Questo dettaglio epigrafico trasforma un semplice oggetto di consumo quotidiano in un’istantanea viva della società romana, restituendoci l’identità del servus che lo ha impastato e del suo dominus poco prima che il Vesuvio fermasse il tempo per sempre.
Il signaculum è un timbro a lamina rettangolare con testo retrogrado a lettere rilevate ed è stato identificato a Roma nell’Antiquarium Capitolino Celere potrebbe essere lo stesso personaggio ed è noto per essere sopravvissuto all’eruzione infatti il suo nome compare in un elenco successivo di schiavi liberati.
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Quinto Granio Vero, appartiene ad un ramo della gens Grania probabilmente puteolana insediatosi ad Ercolano, dove risulta un fundus Granianus nelle tavolette Ercolanensi (TH 64 e 32).
Il timbro sul pane può essere un titulus officinae col nome cioè del titolare della struttura che produceva il pane, cioè il “pistrinum” (forno e mulino per panetteria),
Oppure può essere il titulus di proprietà cioè il nome di chi porta a cuocere in un forno pubblico l’impasto realizzato in casa.
Il pane stesso è importante in quanto dimostra che Celere possedeva la villa, nota come Casa dei Cervi, dove fu scoperto il pane.













Il gioiello è in argento italiano 925 rodiato/dorato
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