Pane carbonizzato

✨ Quando il pane diventa storia da indossare: l’archeologia si fa gioiello ✨

L’archeologia non è fatta solo di grandi templi e capitelli: è soprattutto il racconto vivo della quotidianità. E se il gioiello è un racconto archeologico, allora può — e deve — prendere persino la forma del pane.

Quando ho pensato che la famosa pagnotta carbonizzata potesse trasformarsi nel gioiello perfetto per #archeologiachesindossa Nymphè, ero profondamente emozionata da un contrasto rivoluzionario: trasformare l’alimento più semplice, antico e universale del mondo in un pezzo d’arte prezioso ed elegante.

🍞 Un frammento di vita antica

Dietro questa miniatura c’è una storia straordinaria: il lavoro operoso di un forno romano, la vicenda di un liberto sopravvissuto alla furia del Vesuvio, e la prodigiosa conservazione di un istante di duemila anni fa. È la magia di riscoprire che il profumo del pane di allora è lo stesso che ci connette ancora oggi alla nostra realtà.

✨ Un’icona della storia romana

Il gioiello è una fedele e raffinata miniatura della celebre pagnotta a otto spicchi trovata a Ercolano nel 1748 all’interno della Casa dei Cervi, oggi custodita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN).

Indossa un frammento di vita quotidiana dell’antica Ercolano e porta la storia sempre con te. 🍞🏛️✨

70,00 €

Scegli il metallo del pendente *

scegli il metallo del pendente abbinato alla catenina rolò sempre d'argento italiano 925

Totale ordine:

Condividi

Scheda Archeologica

Il gioiello è un’inedita miniatura della celebre pagnotta romana a otto spicchi (panis quadratus), rinvenuta a Ercolano nella metà del XVIII secolo all’interno della lussuosa Casa dei Cervi e oggi uno dei reperti più celebri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN, Inv. 84488).

Il Processo Archeologico e Vulcanologico di Carbonizzazione

  • L’Impatto del Calore: Gli reperti alimentari di Ercolano mostrano una contrazione volumetrica e morfologica dovuta all’improvvisa perdita d’acqua e all’impatto termico delle correnti piroclastiche (pyroclastic surges), con temperature stimate intorno ai 400 °C.

  • La Protezione del Forno: La conservazione eccezionale di questa pagnotta è stata resa possibile dalla struttura in muratura del forno in cui si trovava al momento dell’eruzione del 79 d.C. Le spesse pareti del forno hanno parzialmente schermato il pane dalla forza distruttiva diretta dei flussi cineritici che hanno sigillato la città.

  • La Morfologia del Panis Quadratus: I solchi radiali che dividono la pagnotta in otto sezioni venivano incisi sul panetto di pasta prima della cottura con uno stilo o una stecca di legno per favorire la porzionatura e la condivisione a tavola. Lo spago o la fascia tessile annodata attorno alla circonferenza mediana serviva sia a mantenere la forma durante la lievitazione e la cottura, sia a facilitarne il trasporto a fasci da parte dei venditori (pistoris).

L’Epigrafia e il Sigillo del Panettiere Come documentato dalle fonti letterarie storiche, tra cui Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, XII, 33, 26 / XVIII, 105), l’uso di timbrare il pane prima dell’infornata era una pratica diffusa nel mondo romano per ragioni fiscali, commerciali e di garanzia della qualità. Sulla superficie della pagnotta di Ercolano è chiaramente impresso un sigillo epigrafico con testo inciso a rilievo (catalogato nel Corpus Inscriptionum Latinarum, CIL X 8058, 18):

«CELERIS . Q . GRANI / VERI . SER»

(Celeris, Quintii Granii Veri Servus)

ovvero: «[Pane realizzato da] Celere, schiavo di Quinto Granio Vero»

Questo dettaglio epigrafico trasforma un semplice oggetto di consumo quotidiano in un’istantanea viva della società romana, restituendoci l’identità del servus che lo ha impastato e del suo dominus poco prima che il Vesuvio fermasse il tempo per sempre.

Il signaculum è un timbro a lamina rettangolare con testo retrogrado a lettere rilevate ed è stato identificato a Roma nell’Antiquarium Capitolino Celere potrebbe essere lo stesso personaggio ed è noto per essere sopravvissuto all’eruzione infatti il suo nome compare in un elenco successivo di schiavi liberati.
🍞
Quinto Granio Vero, appartiene ad un ramo della gens Grania probabilmente puteolana insediatosi ad Ercolano, dove risulta un fundus Granianus nelle tavolette Ercolanensi (TH 64 e 32).
Il timbro sul pane può essere un titulus officinae col nome cioè del titolare della struttura che produceva il pane, cioè il “pistrinum” (forno e mulino per panetteria),
Oppure può essere il titulus di proprietà cioè il nome di chi porta a cuocere in un forno pubblico l’impasto realizzato in casa.
Il pane stesso è importante in quanto dimostra che Celere possedeva la villa, nota come Casa dei Cervi, dove fu scoperto il pane.

Materiali e Tecnica

Il gioiello è in argento italiano 925 rodiato/dorato

I prototipi sono stati realizzati sulla base di disegni digitali eseguiti sulla base del confronto tra diverse foto dei reperti originali. Dopodiché i disegni sono stati rielaborati per la stampa 3D. I prodotti stampati in resina sono stati usati per la lavorazione di calchi in gomma dai quali trarre le cere. I modellini in cera vengono fusi in metallo secondo l’antica tecnica della fusione a cera persa. I prodotti di fusione vengono rifiniti a mano, segue la saldatura di altre parti e la lucidatura. La lavorazione termina con la rodiatura o la doratura.

Commenti archelogici (0)

Reviews

There are no reviews yet.

Be the first to review “Pane carbonizzato”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shopping cart

Sign in

No account yet?

Start typing to see products you are looking for.
Shop
0 Wishlist
0 items Cart
My account