Le maschere teatrali
Nel teatro romano la maschera è un accessorio spettacolare che aveva lo scopo di definire un personaggio attraverso una sua espressione convenzionale caratterizzata da tratti accentuati attribuiti ad un singolo carattere. Il pubblico riconosceva a distanza i personaggi grazie a particolari come tratti somatici, espressione, parrucche, ornamenti e colore. Le maschere fungono anche da cassa di risonanza della voce grazie al foro della bocca e al rivestimento in metallo su materiale deperibile. Erano realizzati infatti in tessuto, legno, cuoio, stucco e gesso mentre i tratti dell'espressione erano resi con colore. A Pompei erano riprodotte maschere sia tragiche che comiche anche su antefisse e sime. Sono prodotti di un artigianato locale di discreto livello che si ispira a prototipi di età ellenistica ma che si sviluppa secondo una tradizione propria. Esistono molte fonti scritte latine da cui emergono che l'introduzione delle maschere sia avvenuta dalla prima metà del I sec. a.C.. Invece per l'identificazione delle maschere riprodotte e il personaggio/ruolo a cui si riscontra, una fonte importante è l'Onornasticon di Giulio Polluce (Il sec.d.C.).
📚Bibliografia: M.R. Borriello, Il teatro romano l'attore, la maschera, in Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico, Napoli 2010, pp. 33-36. L. Bernabò Brea, Maschere della commedia nuova di Li pari e di Centuripe, 1971-74. Nunzio Laura Saldalamacchia
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