L’anfora allungata con puntale si ispira alle tipologie di contenitori da trasporto (come i celebri modelli Dressel 2-4 o i tipi sud-gallici) ampiamente diffuse nel bacino del Mediterraneo e nel mondo romano tra il I e il II sec. d.C. Al pendente è associata una raffinata goccia in lamina su cui è inciso il primo verso dell’ode 37 del Libro I di Orazio («Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus»).
La celeberrima ode, composta nel 30 a.C. a seguito della morte di Cleopatra, trae la sua struttura letteraria da due illustri precedenti: un carme conviviale del poeta greco Alceo — che esultava per la caduta del tiranno Mirsilo (da cui Orazio riprende quasi letteralmente l’incipit «Nyn chre methysken») — e il suo stesso Epodo 9, scritto alla vigilia della battaglia di Azio.
L’opera oraziana non è un semplice invito all’ebbrezza né una mera celebrazione della fine della regina d’Egitto: è la solenne espressione di sollievo per la fine delle guerre civili e per il pericolo scampato che minacciava Roma. La danza menzionata nel testo è un richiamo esplicito al tripudium, il ritmo sacro a tre battiti eseguito dai Salii. I sacerdoti del dio Marte compivano questi riti propiziatori attraverso danze e solenni processioni portando i dodici ancilia: i leggendari scudi sacri, il primo dei quali era caduto dal cielo come pegno di salvezza inviato da Marte al re Numa Pompilio (che ne fece realizzare altri undici identici per proteggere l’originale).
Vino e danza a passo libero diventano così i simboli rituali per festeggiare il ritorno della Pax Augusta e rendere grazie agli dei.
Integrazioni storico-scientifiche inserite:
Tipologia archeologica: L’inquadramento delle anfore da trasporto da vino di età alto-imperiale (forme Dressel e galliche).
Riferimento filologico: Il legame diretto tra l’incipit oraziano e il frammento di Alceo (Nyn chre methysken).
Contesto storico (30 a.C.): La datazione esatta post-Azio e la caduta di Alessandria.
Mito degli Ancilia: Il dettaglio degli scudi sacri legati a Numa Pompilio e alla salvezza dell’Urbe.







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