La coppa in realtà è una kotyle o skyphos, con decorazione geometrica e due piccole anse impostate sotto l’orlo.
La sua fama deriva dalla celebre iscrizione euboica che è una delle più antiche attestazioni di scrittura greca. Probabilmente proviene da Rodi. È stata rinvenuta nel 1954 da Giorgio Buchner presso la necropoli di San Montano a Ischia antica Pithecusa o Pithekoussai. Faceva parte del corredo funebre della tomba una sepoltura multipla datata al 720 a.C.
Ho disegnato la scena con molta attenzione ai dettagli sulla base del noto particolare dipinto su un lebete nuziale in ceramica apula a vernice nera e figure rosse di pittore anonimo datato al 360 a.C. e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
la scena può riferirsi ad una altrettanto divertente descritta da Apollonio Rodio nelle Argonautiche (III, 90-99) in cui la dea si lamenta di essere incapace di farsi obbedire dal bambino capriccioso e dispettoso: [.. Così parlò e ad entrambe Afrodite rispose: «Hera, Atena, mio figlio ubbidirebbe piuttosto a voi, non a me, giacché, per quanto sfrontato, un qualche ritegno per voi lo avrà pure negli occhi, ma di me non si cura, non ha riguardo e mi provoca sempre. Ho pensato addirittura, non potendone più della sua cattiveria, di fargli a pezzi, in sua presenza, l’arco e le frecce, tali minacce mi ha scagliato nella sua collera: se non tenevo ferme le mani, quando era ancora capace di dominare la rabbia, poi avrei avuto a pentirmene”..]
Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia







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